Sabotato un sistema di sorveglianza subacquea norvegese: tagliati i cavi subacquei

Sono scomparsi migliaia di metri di cavi sottomarini. I sospetti ricadono sui russi, ma le indagini sono in corso

Vesterålen
Foto delle isole Vesterålen. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Martin de Lusenet. CC BY 2.0

Migliaia di metri di cavi sottomarini, parte di un sistema di sorveglianza oceanica norvegese, sono letteralmente spariti. È la scoperta che ha fatto la marina del Paese nordico, dopo aver notato una serie di malfunzionamenti nel sistema LoVe (Lofoten-Vesterålen), a partire da aprile.

Il LoVe è essenziale per il controllo dei mari nella Norvegia settentrionale, e quindi anche per monitorare le attività navali della Flotta del Nord russa (per la gioia della loro marina, la VMF).

Cosa è il LoVe

Il sistema Lofoten-Vesterålen (abbreviato con LoVe) è un sistema di sorveglianza sottomarino, che nasce essenzialmente per misurare la qualità delle acque oceaniche: correnti, inquinamento, temperature, animali marini… Insomma, niente di militare. O no?

In realtà, il LoVe è molto sofisticato, ed è capace anche di monitorare il traffico navale, sia di superficie sia sottomarino. Quindi, è di grande importanza per la Norvegia (e per la NATO) per controllare i movimenti navali russi della Flotta del Nord, in particolare tutte quelle unità che si dirigono verso l’Oceano Atlantico.

Per capire l’importanza di questo dispositivo, basti pensare che i dati raccolti vengono prima esaminati dal Norwegian Defence Research Establishment, un istituto di ricerca militare, e poi consegnati all’Istituto di ricerche Marine (IMR) per le analisi ambientali, insomma, si tratta di un sistema di grande interesse per i militari.

Tecnicamente, si tratta di un’infrastruttura sottomarina composta da sette nodi, cinque cablati con 60 chilometri di cavi a fibra ottica e due autonomi, sistemati tra i due arcipelaghi delle Vesterålen e delle Lofoten.

Per la cronaca, questo sistema era stato inaugurato nel settembre 2020.

Mappa Lofoten Vesterålen
Mappa dei due arcipelaghi, Lofoten e Vesterålen. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Македонски. CC BY-SA 3.0

I cavi tagliati del LoVe

Il LoVe ha iniziato a dare problemi da aprile 2021. Inizialmente si pensava ad un malfunzionamento, ma dopo alcuni mesi è emersa la verità: erano stati deliberatamente tagliati circa 4 chilometri di cavi, tra i nodi 2 e 3 (che sono rispettivamente a 240 e 300 metri di profondità). I cavi mancanti, inoltre, erano scomparsi.

La marina norvegese ha subito escluso l’ipotesi di un incidente: a parte che è impossibile per una qualunque nave fare un danno simile e non accorgersene, c’erano altri fattori che facevano pensare ad un sabotaggio:

  • la sezione di cavo mancante (che, lo ricordiamo, è scomparsa) pesa quasi 10 tonnellate;
  • la profondità è molto elevata;
  • i nodi 2 e 3 erano anche stati spostati.

Il pensiero, quindi, è subito andato a qualche Paese straniero che poteva avere interesse a sabotare un sistema di sorveglianza del genere.

I sospetti sui russi

Per ovvi motivi, i sospetti si sono concentrati sui russi: il LoVe, infatti, disturba parecchio le loro attività nella zona.

I motivi per cui i russi avrebbero potuto sabotare questo sistema sono diversi:

  • contrastare lo sforzo norvegese (e della NATO) di sorveglianza dei mari, permettendo ai propri sottomarini di operare con maggiore furtività;
  • valutare il sistema LoVe (vedere cosa è in grado di fare e studiare delle contromisure da installare sulle proprie unità, ed eventualmente copiarlo).

L’attività navale russa in zona è decisamente elevata, e pare che un paio di unità siano state individuate da quelle parti proprio ad aprile, rigorosamente a trasponder spenti per non essere identificate.

Le unità spia della marina russa

La marina russa (VMF) ha diverse navi per svolgere attività di spionaggio. Una delle più sofisticate è la Yantar, un vascello spia da oltre 5.700 tonnellate equipaggiata con due minisommergibili autonomi del tipo Rus e Consul (possono arrivare a 6.000 metri di profondità). La Yantar è stata spesso avvistata nei pressi di cavi sottomarini in varie parti del mondo.

Ovviamente, oltre alle unità di superficie ci sono anche i sottomarini.

La VMF dispone di diversi sottomarini nucleari per missioni speciali. Il più famoso è il Losharik, che però è fuori servizio a causa dell’incendio del 2019 e dovrebbe tornare operativo intorno al 2025. Tuttavia non è il solo: gli X-Ray/Paltus possono svolgere tranquillamente una missione del genere (tagliare dei cavi e portarli via), specie se con l’aiuto di un sottomarino-madre (tipo il K-329 Belgorod).

Nel caso in cui non si vogliano scomodare troppe unità, la marina russa ha anche a disposizione i classe Uniform, che possono agire senza l’ausilio di un altro sottomarino.

Certo, non tutte queste unità sono operative (e non è nemmeno chiaro quale sia il reale status di molte di loro), però la VMF ha comunque una certa “scelta”.

Losharik
Raffigurazione del sottomarino per missioni speciali AS-31 Losharik. L’unità è rimasta vittima di un incidente nel 2019, e dovrebbe tornare in servizio entro il 2025. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Heribeto Arribas Abato. CC BY-SA 4.0

Le indagini sui cavi tagliati

Naturalmente, quella di un coinvolgimento russo è solo un’ipotesi (la più probabile), ma attualmente non è suffragata da prove. Comunque, sia la polizia norvegese sia i servizi di sicurezza del Paese nordico (e della NATO) stanno indagando.

Collegamenti esterni