Sottomarini nucleari nella penisola coreana ed in Giappone?

Che possibilità ci sono che il Giappone e le due Coree seguano l’esempio australiano e si dotino di sottomarini nucleari?

La notizia che l’Australia intende dotarsi di sottomarini nucleari di fabbricazione anglo-statunitense ha sorpreso molti analisti, per tutta una serie di ragioni (economiche, tecniche, politiche, ecc. Comunque abbiamo approfondito).

Una decisione di questo tipo può dare il via ad una vera e propria corsa agli armamenti nella regione, con altri Paesi che potrebbero seguire l’esempio australiano e dotarsi di armi simili.

Ma realmente, quali sono i Paesi che potrebbero ambire a mettere in servizio sottomarini del genere? Ricordiamo infatti che si tratta di armi “politicamente impegnative”, oltre che molto costose (sia da costruire/comprare, sia da gestire).

In effetti, guardando i vari Paesi dell’area, gli unici che potrebbero aspirare a dotarsi di sottomarini nucleari sono Giappone, Nord Corea e Sud Corea (in rigoroso ordine alfabetico).

Verdiamo meglio.

Il Giappone ed i sottomarini nucleari

Premessa: il Giappone, quanto a budget e tecnologia, sarebbe in grado di dotarsi senza problemi di sottomarini nucleari di produzione nazionale. Parliamo, infatti, della terza economia del mondo, con un livello tecnologico invidiabile ed un’industria nucleare estremamente sviluppata. Gli stanziamenti per la Difesa sono tra i più cospicui del mondo, ed ammontano ad oltre 51 miliardi di dollari per il 2021.

Ma l’Impero del Sol Levante intende dotarsi di sottomarini nucleari?

La risposta è negativa, e per tre ragioni.

  • Prima di tutto, una questione politica. Il Giappone è l’unico Paese al mondo che ha subìto degli attacchi atomici (Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945), e quindi il nucleare militare non è ben visto dalla popolazione.
  • In secondo luogo, la Costituzione giapponese. L’articolo 9, infatti, stabilisce che il Paese in pratica non possa avere un esercito, né tantomeno partecipare a guerre (venne imposta dagli Stati Uniti nel 1946). Tuttavia, visto che ogni Paese ha comunque il diritto di difendersi, le forze armate giapponesi formalmente hanno il nome di Forze di Autodifesa. Oggi la posizione si è decisamente ammorbidita, ed il Giappone ha iniziato a partecipare a operazioni di pace o in appoggio ai suoi alleati. Tuttavia, il Paese continua a non avere armi offensive a medio e lungo raggio.
  • C’è infine la questione militare. I sottomarini nucleari, infatti, sono utili per operare in mare aperto, dando la caccia ad altri mezzi simili oppure per lanciare missili balistici per rappresaglia. Il Giappone è un alleato di ferro degli Stati Uniti, non ha ambizioni egemoniche e gli unici “problemi” li ha con Cina e Nord Corea. Bene, si tratta in entrambi i casi di Paesi piuttosto vicini alle sue coste, che possono essere contrastasti efficacemente con sottomarini convenzionali. Questi battelli, infatti, possono essere molto più silenziosi di quelli atomici, e per le esigenze giapponesi sono decisamente efficaci.

La sua flotta subacquea ammonta ad oltre 20 sottomarini, estremamente moderni, efficaci e soprattutto silenziosi.

Non è un caso che il Pentagono statunitense ritenga che i battelli convenzionali giapponesi siano molto utili in ottica anticinese, visto che praticano una “tattica di appostamento” e non devono fare lunghi e veloci spostamenti.

I sottomarini nucleari in Nord Corea

Se c’è un Paese che vorrebbe tanto avere sottomarini nucleari, questo è sicuramente la Corea del Nord. Lo stesso leader Kim Jong-un, nel gennaio 2021, ha dichiarato che il Paese ha un “programma di rottura” per sviluppare armi più moderne, tra cui sottomarini nucleari, tecnologia per la guida delle testate multiple, aerei senza pilota, satelliti militari da osservazione e missili ipersonici. Sempre stando a queste dichiarazioni, il progetto del sottomarino nucleare sarebbe a buon punto.

Un sottomarino nucleare con missili balistici (SSBN) sarebbe molto importante per il Paese, visto che gli conferirebbe una capacità di “rappresaglia atomica” anche verso i nemici più distanti (tipo gli Stati Uniti). Gli SSBN, infatti, non hanno problemi di autonomia e potrebbero muoversi senza problemi.

Ma la Nord Corea potrebbe realizzare un battello di questo tipo? Ora, lasciando perdere eventuali “sparate” propagandistiche e concentrandoci sul discorso legato ai sottomarini nucleari, proviamo ad approfondire.

Il livello tecnologico nordcoreano

Va detto che la Nord Corea non parte da zero. Il Paese, infatti, possiede una famiglia di missili sublanciati (SLBM), chiamata Pukkuksong. Questi missili (per la “gioia” della comunità internazionale e dei Paesi vicini) sono stati testati con successo, ed hanno una gittata che potrebbe raggiungere i 2.500 km (stime).

Oltretutto, la Nord Corea ha anche un sottomarino per lanciarli. Chiariamo, niente di troppo tecnologico: è conosciuto come classe Sinpo (dal nome della città dove lo hanno costruito) o classe Gorae, ed è in grado di portarne uno o due in altrettanti tubi di lancio interni alla falsatorre (un po’ come i classe Hotel sovietici). Si tratta di un SSB, ovvero un sottomarino lanciamissili balistici convenzionale, a propulsione diesel elettrica.

I Pukkuksong sono stati lanciati anche a bordo di questo sottomarino: quindi, in breve, questi missili funzionano e la Nord Corea è in grado di usarli.

I classe Sinpo, ad oggi, con le loro 2.000 tonnellate ed i 65 metri di lunghezza, sono i più grandi battelli subacquei realizzati nel Paese. Tuttavia, è in fase di costruzione un battello più grosso, chiamato Sinpo-C, che potrebbe raggiungere le 3.000 tonnellate.

Il Paese, inoltre, è una potenza nucleare, e possiede sia i reattori sia il combustibile.

I problemi tecnici

I sottomarini nordcoreani non sono sofisticati. Certo, il Paese ha una delle flotte subacquee più numerose del mondo (tra i 60 e gli 80 battelli), ma si tratta di battelli piuttosto piccoli (meno di 400 tonnellate in immersione), ed i più grandi sono i vecchi classe Romeo sovietici (1.800 tonnellate) degli anni cinquanta, assemblati con parti realizzate e fornite dalla Cina.

Un sottomarino nucleare è molto più complesso.

  • Prima di tutto il reattore. La Nord Corea è una potenza nucleare, ma esserlo non vuol dire saper costruire un reattore navale e riuscire a montarlo in un sottomarino. Il passaggio è molto complesso, e richiede grossi investimenti.
  • Inoltre, un sottomarino nucleare dovrebbe essere silenzioso, ed occorrono tecnologie specifiche per limitare il rumore. Quasi sicuramente, i nordcoreani non le hanno, e quindi è piuttosto difficile che un eventuale SSBN riesca a sfuggire ai sistemi di rilevamento statunitensi (e non solo). I primi sottomarini sovietici erano molto rumorosi, e così pure quelli cinesi. Riguardo a questi ultimi, la Cina è riuscita ad avere battelli con una silenziosità accettabile solo negli ultimi anni (i classe Jin, paragonabili ai Delta III sovietici degli anni settanta). Le capacità di deterrenza di un eventuale SSBN nordcoreano sarebbero quantomeno dubbie.

I problemi economici

I sottomarini nucleari costano, e la Nord Corea è uno dei Paesi più poveri del mondo. Va bene che spende una grossa fetta del suo budget in forze armate, ma un singolo SSBN costerebbe veramente tanto (il PIL del 2019 è stato di 32 miliardi di dollari). Oltretutto, un singolo sottomarino nucleare non rappresenta una deterrenza credibile: armi di questo tipo hanno un significato se costruiti in più unità, in modo che almeno uno sia sempre in acqua.

Il “fattore cinese”

Tutti questi discorsi che abbiamo fatto lasciano fuori un attore importante, il più grande (e praticamente unico) alleato che ha la Corea del Nord: la Cina. Questa potrebbe decidere di rifornire il piccolo vicino con tecnologie nucleari, oltre che di competenze tecniche e fondi. Va detto che la Cina non ha mai fatto cose del genere, ma oggi non si può escludere più nulla: dopo la scelta di Stati Uniti e Gran Bretagna di fornire queste tecnologie all’Australia, perché la Cina non dovrebbe farlo con la Nord Corea?

I sottomarini nucleari in Sud Corea

Da un punto di vista tecnico ed economico, la Corea del Sud potrebbe essere in grado di realizzare sottomarini nucleari: ha un’industria atomica, il budget necessario ed una cantieristica di alto livello. Il Paese li vorrebbe pure: nel 2003, l’allora presidente Roh Moo-hyun disse che sarebbe stato interessante “esplorare le possibilità” della propulsione nucleare navale, mentre l’attuale capo di Stato Moon Jae-in ha esplicitamente dichiarato che la Sud Corea “necessita di una forza di sottomarini nucleari da attacco“.

Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno sempre rifiutato di fornire alla Corea del Sud tecnologia nucleare per impieghi militari, anche se le cose potrebbero cambiare per via del “pericolo cinese”.

Vediamo meglio come stanno le cose.

La tecnologia sudcoreana

La Sud Corea ha un’industria cantieristica di alto livello, capace di sfornare sottomarini convenzionali estremamente sofisticati. L’ultimo di questi, il Dosan Ahn Changho (primo esemplare della classe omonima), imbarca un sistema di lanciatori verticali multipli di produzione locale, che è in grado di sparare vari tipi di missili. Tra questi, anche sei Hyunmoo 4-4, un SLBM da 500 km di gittata (primo test nel settembre 2021).

Questo sottomarino è un SSB da circa 3.700 tonnellate in immersione (i successivi potrebbero essere un po’ più grossi).

Per quello che riguarda la tecnologia nucleare, con 24 reattori attivi sul suo territorio la Sud Corea ha una notevole esperienza dal punto di vista industriale.

I problemi economici e politici

I problemi, quando si parla di sottomarini nucleari, sono economici e politici.

Economicamente, un sottomarino nucleare costa. Lo abbiamo detto più volte. La Sud Corea ha stimato che realizzarne uno costerebbe quanto “diversi battelli convenzionali”. In cifre, ed escludendo le attività di ricerca e sviluppo, si parla di circa 2,5 miliardi di dollari ad esemplare (stime più ottimistiche, ma non si sa quanto reali, partono da 1,2 miliardi). Non si tratta di somme impossibili per un’economia come quella sudcoreana, ma sicuramente non sono spiccioli.

Politicamente, la situazione è ancora più complessa. USA e Sud Corea infatti hanno ratificato un accordo per la cooperazione nucleare pacifica, chiamato 123 Agreement. In pratica, gli Stati Uniti si impegnano a fornire al Paese asiatico tecnologia atomica per scopi pacifici. Questo accordo, però, vieta ai sudcoreani di arricchire l’uranio, che in sostanza viene fornito dall’alleato americano. Arricchire l’uranio vorrebbe dire la possibilità di realizzare armi nucleari, cosa che creerebbe problemi con parecchi Paesi della zona (Giappone in primis). Inoltre, questo accordo ha una chiara valenza civile, e la fornitura di sottomarini nucleari sarebbe una palese violazione.

Quindi, gli Stati Uniti non intendono (per ora) fornire alla Sud Corea questa tecnologia, in un’ottica di non proliferazione nucleare. I sudcoreani, invece, hanno forti problemi politici a svilupparsela da soli: tra violazione di trattati, contrasti con i vicini e totale fallimento degli obiettivi di denuclearizzazione della penisola, il costo politico rischia di essere molto più alto di quello economico.

Aspetti militari dei sottomarini nucleari per la Sud Corea

Ma alla Corea del Sud un sottomarino nucleare può servire?

Diciamo subito che i sudcoreani hanno ottimi battelli convenzionali, molto silenziosi e che si sono rivelati estremamente efficaci anche verso i sottomarini nucleari di altri Paesi (pare che riescano ad individuare i classe Ohio statunitensi). Abbiamo visto che possiedono anche una discreta capacità di deterrenza, esclusivamente convenzionale visto che il Paese non possiede armi nucleari.

In realtà, secondo diversi analisti, dei battelli atomici non servirebbero al governo di Seoul. Infatti, gli unici Paesi con cui la Sud Corea potrebbe avere dei contrasti sono tutti piuttosto vicini, e quindi non ha necessità di effettuare lunghe crociere subacquee. Senza contare che, dato il livello tecnologico, i sottomarini convenzionali sudcoreani sarebbero tranquillamente in grado di intercettare un eventuale SSBN nordcoreano.

Alti costi, dunque, a fronte di un contributo minimo.

L’unico caso in cui potrebbero essere utili dei sottomarini nucleari sarebbe se il Paese decidesse di creare dei gruppi di portaerei sulla falsariga di quelli americani, e di iniziare a proiettare la propria potenza su lunghe distanze (gli SSN sarebbero indispensabili come scorta). Ma si tratta, ad oggi, di un’ipotesi molto remota.

Il punto di vista americano: l’ottica anticinese

Gli Stati Uniti, tuttavia, potrebbero decidere di fornire questa tecnologia alla Sud Corea, in modo che il Paese possa contribuire al contenimento della Cina. Per il Paese nordamericano, avere alleati bene equipaggiati in zona potrebbe essere molto importante (vedi il caso australiano), quindi non si può escludere nulla. Inoltre, fornire questo tipo di tecnologia renderebbe sicuramente più solida l’alleanza tra i due Paesi.

Tuttavia, restano tutti i vari problemi politici di cui abbiamo parlato prima, sia dal lato coreano sia da quello statunitense.

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