L’Australia ha deciso di dotarsi di sottomarini nucleari

Stracciato un accordo da oltre 50 miliardi di euro con la Francia per sottomarini convenzionali. I nuovi battelli atomici avranno tecnologie britanniche e statunitensi

Classe Collins
Il sottomarino HMAS Rankin, sesto esemplare della classe Collins, in navigazione nel 2006. I classe Attack avrebbero dovuto sostituire questi battelli, ma il contratto è stato annullato a favore dell’opzione nucleare. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Mass Communication Specialist Seaman James R. Evans, US Navy. US Public Domain

Il 15 settembre 2021, il Governo australiano ha annunciato che il suo Paese sarebbe entrato a far parte dell’AUKUS, un’alleanza militare in funzione anticinese con Gran Bretagna e Stati Uniti, e che si sarebbe dotato di sottomarini nucleari con tecnologie anglostatunitensi.

Per l’Australia è una scelta epocale, visto che il Paese non ha nemmeno un’industria atomica nazionale, e che quindi dovrà praticamente essere tutto fornito dall’estero. Senza contare, poi, le difficoltà enormi di realizzare questi battelli nei cantieri domestici (la cantieristica locale non è esattamente una potenza)!

Questi sottomarini nucleari andranno a sostituire i battelli convenzionali della classe Collins, attualmente in servizio. E qui iniziano i problemi.

Nel 2015, l’Australia aveva firmato un contratto con l’azienda francese Naval Group per la fornitura di 12 sottomarini convenzionali, derivati dalla classe Suffren/Barracuda e chiamati classe Attack. Contratto che, tra questioni tecniche (trasformare un sottomarino nucleare in convenzionale e montarci sopra tecnologie americane al posto di quelle francesi originali) e politiche (la richiesta australiana di costruirli nei cantieri nazionali) aveva raggiunto la mostruosa cifra di 56 miliardi di euro.

Il Governo australiano, quindi, ha deciso di punto in bianco di stracciare il contratto con i francesi. I nuovi battelli, infatti, saranno nucleari e con tecnologie americane ed inglesi, e i classe Attack non sono più necessari. La cosa, ovviamente, è stata presa malissimo dai transalpini, che parlano apertamente di “coltellata alla schiena” e criticano ferocemente il comportamento di Stati Uniti e Gran Bretagna, alleati della Francia nella NATO.

L’insoddisfazione australiana, va detto, era nota da tempo. Le difficoltà tecniche, le polemiche sulle ricadute industriali e l’impennata dei costi aveva provocato critiche in patria e frizioni tra l’Australia e Naval Group. Tuttavia, una simile decisione è giunta inaspettata per tutti. Va detto, comunque, che la scelta australiana va vista in ottica geopolitica, ovvero la necessità di tutelare meglio i propri interessi contro l’aggressività cinese.

Qui un articolo di approfondimento sui sottomarini nucleari australiani.

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