Classe Kanyon, il drone atomico che può provocare tsunami radioattivi

ALTRO NOME: Poseidon; Status-6
TIPOLOGIA: drone atomico
ANNI DI SERVIZIO: in sviluppo
ESEMPLARI COSTRUITI: ?
PAESE: Russia

Classe Kanyon o Poseidon
Il drone atomico Poseidon, conosciuto in Occidente come classe Kanyon. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Ministero della Difesa russo. CC BY 4.0

Il 2M39 Poseidon, o classe Kanyon per la NATO, è un drone atomico subacqueo sviluppato e costruito in Russia. Si tratta di qualcosa che è abbastanza difficile da definire: alcuni lo considerano il più grande siluro mai realizzato, altri un sottomarino nucleare senza pilota. In compenso, la sua funzione è molto chiara: trasportare una testata nucleare a grandissime distanze e farla detonare nei pressi delle coste di un Paese nemico, in modo da provocare uno tsunami radioattivo e rendere la zona inabitabile per parecchie decine di anni. Se state pensando alla cosiddetta “arma fine di mondo” del Dottor Stranamore, beh si, è qualcosa che ci si avvicina parecchio.

Il Poseidon (precedentemente conosciuto in Russia come Status-6. Il nome attuale è il risultato di una votazione pubblica) è stato rivelato per la prima volta nel novembre 2015, ufficialmente per sbaglio, e fa parte di una serie di armi fortemente innovative e ad alta tecnologia che la Federazione Russa sta sviluppando per il suo arsenale strategico.

Le prove di questo sistema sono già iniziate, e la Russia prevede di acquistarne una trentina di esemplari.

Storia

L’antenato del Poseidon: il T-15

L’idea di realizzare una specie di siluro atomico gigante da usare contro le città costiere nemiche (americane) non è venuta a Vladimir Putin, ma risale a molto tempo prima. All’inizio della Guerra Fredda, l’Unione Sovietica aveva un grosso problema: gli Stati Uniti, grazie ai loro bombardieri ed alle basi in Europa (i missili balistici intercontinentali ancora non esistevano), avrebbero potuto distruggere il Paese socialista con un attacco nucleare preventivo, senza alcuna possibilità di ritorsione.

Nel 1949, il ministero che si occupava della costruzione degli impianti nucleari ebbe l’idea di sviluppare un’arma atomica che fosse utilizzabile da un sottomarino. La cosa, ovviamente, incontrò il favore della marina sovietica (VMF), che ambiva ad avere unità capaci di sferrare attacchi nucleari. Tra i vari progetti preliminari che vennero presentati, a noi interessa il T-15: un siluro da 1.550 mm pesante 40 tonnellate, con una gittata di circa 30 chilometri ed una testata, ovviamente, nucleare. Questa “bestia” avrebbe dovuto essere trasportata sul posto e lanciata da un sottomarino atomico verso le basi nemiche, provocando danni gravissimi e fornendo all’Unione Sovietica un grosso vantaggio in caso di guerra.

La cosa interessante è che la marina non venne informata dei particolari di questa arma, che in pratica fu sviluppata a sua insaputa. Tutte le decisioni, infatti, vennero prese in una serie di riunioni a porte chiuse al Cremlino. Di conseguenza, quando venne autorizzato lo sviluppo di un sottomarino nucleare capace di trasportare il T-15, la VMF letteralmente cadde dalle nuvole.

La marina, bisogna dirlo, non era troppo convinta: il siluro era troppo grosso (largo tre volte uno normale, aveva bisogno di un tubo di lancio lungo più di un quinto del sottomarino), e sviluppare un sottomarino nucleare appositamente per lanciare un’arma del genere, dal loro punto di vista, sarebbe stato uno spreco. Per la VMF, infatti, il sottomarino era molto più utile armato di siluri, per dare la caccia alle navi nemiche. Nel 1954 il programma venne cancellato, ed il battello atomico completamente riprogettato (il risultato sarebbe stata la classe November).

La cosa però non finì lì. Nei primi anni sessanta, il fisico Andrei Sakharov ripescò questa idea: nel 1961, era stata testata una bomba atomica da oltre 50 megatoni, da lui progettata, che però era troppo grossa per un aereo. Quindi, usare un siluro per trasportarla poteva essere una buona idea. La marina però era contraria, e preferì un approccio più convenzionale (i missili balistici sublanciati).

Nasce la “classe Kanyon”

Veniamo ora al Poseidon, o classe Kanyon. Non è chiaro quando l’Ufficio Tecnico Rubin iniziò a lavorare su questa arma, ma sicuramente il programma subì una forte accelerazione nel 2008, quando il sottomarino sperimentale B-90 Sarov venne modificato per le prove del super siluro. Che i russi stessero progettando “qualcosa di grosso” gli americani lo sospettavano già da un po’, ma fu solo nel novembre 2015 che l’esistenza del drone atomico divenne di pubblico dominio.

Il 10 novembre la televisione russa mandò in onda le immagini di un vertice tra il Presidente Putin ed alcuni militari dell’alto comando. In alcuni dei fotogrammi, si vide molto chiaramente la scheda del “Sistema Subacqueo Multiuso Status-6“, con diversi dettagli interessanti. I russi dichiararono che la trasmissione di quelle immagini fu accidentale: la colpa era dei tecnici, che non avrebbero “censurato” abbastanza bene le riprese. Alla fuga accidentale di informazioni non ha creduto praticamente nessuno: che una TV di Stato russa possa trasmettere per sbaglio immagini non censurate di un vertice militare è più improbabile di una banconota da tre euro.

Lo sviluppo, comunque, è andato avanti. Dopo una serie di test con esemplari “dummy”, finalmente, il 20 febbraio 2019 la TV di Stato russa ha diffuso il video di un lancio reale del Poseidon dal già citato Sarov.

La marina russa non ha comunicato date per l’ingresso in servizio, ma è probabile che nel giro di pochi anni possa essere dichiarato operativo. Comunque, si parla di un requisito di 30 esemplari.

Descrizione tecnica

Fondamentalmente, il Poseidon è un drone subacqueo a propulsione nucleare armato con una testata atomica di elevata potenza. Esteticamente somiglia ad un siluro, solo che è lungo 24 metri ed ha un diametro di 1,6.

La propulsione è nucleare, con un reattore piuttosto piccolo per diminuire la rumorosità. Comunque l’autonomia non sarebbe un problema: genericamente, si parla di una “gittata” nell’ordine dei 10.000 km, ma ovviamente sono solo ipotesi. La velocità che può raggiungere è ugualmente oggetto di dibattito.

Infatti, in base ad alcune dichiarazioni, il Poseidon potrebbe superare i 200 nodi di velocità massima (quasi 400 km/h, per capirsi) utilizzando la supercavitazione (tecnica che permette di creare una bolla di gas all’interno di un liquido, permettendo ad un oggetto di viaggiare ad altissima velocità all’interno del liquido stesso, rimanendo però completamente avvolto dalla bolla di gas. Si ringrazia Wikipedia). Questa affermazione è generalmente considerata una bufala, mentre più attendibile sembrerebbe la stima di 100 nodi (185 km/h). L’intelligence occidentale, comunque, stima una velocità massima di 54 nodi (circa 100 km/h): meno delle dichiarazioni ufficiali, ma comunque molto alta.

La profondità massima che potrebbe raggiungere è ugualmente elevata: 1.000 metri, molto più di tutti i sottomarini nucleari attualmente in circolazione. Lo stesso drone, inoltre, sarebbe dotato di un dispositivo di propulsione silenziosa, anche utilizzando la tecnologia pump-jet.

Classe Kanyon - Retro
La “coda” del Poseidon, con il sistema propulsivo. L’immagine è stata censurata, ed è un fotogramma tratto da una ripresa televisiva russa. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Ministero della Difesa russo. CC BY 4.0

Questi dati sono il frutto di dichiarazioni, stime e speculazioni: in realtà, nessun Poseidon pare sia stato realmente osservato in azione (almeno ufficialmente). Comunque, anche prendendo per buoni solo i numeri più bassi, ci troveremmo di fronte ad un sistema estremamente temibile, che ad oggi è praticamente impossibile intercettare con le attuali tecnologie di guerra subacquea. L’unico siluro in servizio in grado di “stargli dietro” sarebbe il Mark 48 americano, che supera di pochissimo i 100 km/h, sempre se la stima di una velocità massima di 54 nodi fosse vera. Quanto poi alla possibilità di colpire un Poseidon a 1.000 metri di profondità, questo è un altro discorso.

Secondo gli esperti, comunque, la “missione tipica” di un dispositivo di questo tipo sarebbe in modalità silenziosa, a bassa velocità e ad una profondità compresa tra i 50 ed i 100 metri.

Capitolo testata. Questa è nucleare, non ci sono dubbi (anche se teoricamente ne potrebbe trasportare anche una convenzionale). La grande incognita sarebbe la potenza. In giro si possono trovare stime di ogni tipo, che vanno dai 2 ai 100 megatoni. Se lo scopo dell’ordigno è quello di provocare uno tsunami radioattivo, sicuramente la potenza sarà comunque molto alta, nell’ordine delle decine di megatoni. Si ritiene inoltre che il tipo di bomba imbarcato possa essere al cobalto-60, un tipo di materiale ideale se si vuole inquinare radioattivamente una vasta area.

Un aspetto molto interessante riguarda il sistema di guida. Il drone, infatti, non ha un equipaggio, quindi questo fattore è fondamentale. Prima di tutto, occorre dire che controllare in modo affidabile una cosa che viaggia a centinaia di metri di profondità a migliaia di chilometri dalle proprie basi non è affatto semplice. Probabilmente, però, questo non sarebbe necessario, visto che i bersagli (fissi) possono essere preimpostati anche diverso tempo prima.

Status-6 – Poseidon – Classe Kanyon

  • Lunghezza: 24 metri
  • Larghezza: 1,6 metri ?
  • Dislocamento: ?
  • Propulsione: 1 reattore nucleare, 1 elica
  • Velocità: 100 nodi in immersione?
  • Profondità operativa: ?
  • Profondità massima: 1.000 metri?
  • Autonomia: 10.000 km
  • Armamento: 1 testata nucleare di potenza compresa tra 2 e 100 megatoni

Status-6 – Poseidon – Classe Kanyon (Skif)

Il sottomarino non sarebbe l’unico modo per utilizzare un Poseidon. Secondo alcuni, infatti, sarebbe stata ipotizzata una variante lanciabile direttamente dal fondale marino. In altri termini, uno di questi droni verrebbe sistemato all’interno di un apposito contenitore ancorato sul fondo dell’oceano, e lasciato lì, in attesa di essere utilizzato in caso di necessità. I test di questa particolare configurazione, chiamata Skif, sarebbero in corso. L’intera installazione avrebbe un peso complessivo di un centinaio di tonnellate.

Un problema potrebbero essere i trattati internazionali, in particolare il SALT I del 1972. Questo infatti vieta alle due superpotenze di installare armi nucleari strategiche sul fondo degli oceani, ed il Poseidon rientrerebbe in questa categoria. Al momento, però, non ci sono conferme ufficiali sullo schieramento operativo degli Skif.

Servizio operativo

Il Poseidon (o classe Kanyon) è in fase di test da parte della marina russa, che ne ha un requisito di una trentina di esemplari. Ma come lanciare un ordigno del genere? Beh, non è semplice.

Infatti, per usare il Poseidon occorre un sottomarino adatto, che abbia un tubo lanciasiluri capace di “gestire” qualcosa lunga 24 metri. L’unico battello russo operativo oggi in grado di fare una cosa del genere è il B-90 Sarov, che però è sperimentale e non fa parte della “prima linea” della VMF.

La marina russa sta realizzando una serie di sottomarini nucleari capaci di trasportare un numero variabile di Poseidon. Uno di questi, il K-329 Belgorod, è stato varato nel 2019, ed ora è sottoposto alle prove in mare. Il Belgorod è un sottomarino per missioni speciali (principalmente intelligence), ma può trasportare anche sei di questi ordigni. Diverso è il caso della classe Khabarovsk, che invece è stata progettata appositamente per lanciare questi droni subacquei. La marina russa conta di mettere in servizio quattro di questi battelli, con il primo che dovrebbe essere prossimo al varo.

Sia il Belgorod che i Khabarovsk saranno in grado di trasportare sei Poseidon.

Ma la marina russa come pensa di utilizzare questi ordigni?

Il Poseidon, con tutta probabilità, è un ordigno per il cosiddetto “second strike“. Che significa? Molto in breve, si tratta di un’arma di rappresaglia, da usare dopo che un eventuale nemico abbia già lanciato per primo le sue armi nucleari (first strike). In pratica, sarebbe utilizzata per provocare uno tsunami radioattivo sulle coste del Paese avversario.

Gli effetti sarebbero micidiali: se fatto esplodere nelle giuste condizioni, potrebbe provocare un’onda alta mezzo chilometro, che farebbe sentire gli abitanti delle città costiere come un povero triceratopo all’arrivo del meteorite, 65 milioni di anni fa. Questo muro d’acqua, dopo aver provocato immani distruzioni, lascerebbe il terreno inabitabile per decenni, a causa delle radiazioni (il famoso cobalto-60), oltre a distruggere l’industria della pesca, quella petrolifera… In breve, tutte quelle attività legate al mare. Senza contare poi i danni su obiettivi militari: ne basterebbero appena un paio, fatti detonare nei pressi delle basi navali di Norfolk e San Diego, per annientare la marina militare americana.

Uno strumento di deterrenza perfetto, potenzialmente capace di provocare danni tali da scoraggiare qualunque attacco.

Teoricamente, un Poseidon potrebbe essere utilizzato anche contro una flotta, anche se la sua efficacia contro bersagli in movimento è tutta da dimostrare (nel video di presentazione del Poseidon c’era, ma probabilmente si è trattato di propaganda ad uso interno).

Questa arma è decisamente particolare, visto che rappresenta una risposta asimmetrica a tutte quelle misure antimissile in fase di sviluppo negli Stati Uniti. Tali misure, infatti, sono progettate per rispondere a minacce provenienti dall’aria, quindi di tutt’altro tipo rispetto ad un drone sottomarino. Sono parecchi anni, ormai, che la Russia cerca di sviluppare tecnologie adatte ad eludere le difese americane, ed il Poseidon è probabilmente la realizzazione più originale, e ad oggi più efficace. Infatti, non solo non è mai esistito un sistema simile, ma essendo una novità assoluta non rientra nemmeno nei trattati START sulla limitazione delle armi strategiche!

La Federazione Russa non può pensare di mantenere la parità strategica con gli Stati Uniti come ai tempi della Guerra Fredda, a meno di avventurarsi in una corsa agli armamenti che manderebbe in rovina la sua economia. Quindi, sta cercando di sviluppare armi altamente sofisticate, che possano comunque rappresentare una minaccia anche se schierate in numero limitato. La classe Kanyon è una di queste: ad oggi, non esiste un metodo efficace per intercettarlo, almeno non con le armi da guerra subacquea esistenti. Lo stesso drone, in modalità silenziosa, sarebbe scarsamente individuabile per ammissione degli stessi americani (anche se la vera difficoltà, stando ad alcuni, non sarebbe tanto individuarlo quanto piuttosto colpirlo, vista la velocità e la profondità a cui viaggia).

Quindi, se gli Stati Uniti (e la NATO) vorranno contrastare efficacemente questo dispositivo, saranno costretti a sviluppare armi antisommergibile molto più potenti ed efficaci di quelle oggi disponibili, sostenendo costi molto elevati.

Probabilmente, lo stanno già facendo.

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