Operazione Behemoth: 30 anni dal più grande lancio di SLBM della storia

Il 6 agosto 1991 il K-407 Novomoskovsk lanciava ben 16 missili R-29RM in una singola salva, stabilendo un record ancora imbattuto

SSBN Delta IV in navigazione
Il K-18 Karelia (classe Delta IV) in navigazione, nel gennaio 1994. Per l’Operazione Behemoth fu utilizzato un sottomarino di questo tipo. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: US Government. US Public Domain

Quest’anno cade il 30° anniversario dell’Operazione Behemoth-2, il più grande lancio di missili balistici sublanciati (SLBM) mai effettuato da un singolo sottomarino. Il 6 agosto 1991, il sottomarino sovietico K-407 Novomoskovsk, della classe Delta IV, lanciava in immersione la totalità dei suoi SLBM imbarcati: ben 16 missili R-29RM (SS-N-23 Skiff per la NATO).

Lo scopo era dimostrare la fattibilità di un’azione del genere nell’ipotesi di una guerra nucleare.

Vediamo meglio come andarono le cose.

Premesse

I sottomarini nucleari lanciamissili balistici (SSBN) sono degli strumenti di deterrenza formidabili: nascosti nelle profondità oceaniche, in caso di guerra possono lanciare i loro SLBM sugli obiettivi nemici, causando danni immani. Ovviamente, tutto questo si basa sul presupposto che i battelli siano in grado di lanciare i propri missili.

Per questa ragione, le varie marine periodicamente effettuano dei lanci di prova: si tratta di test per valutare la prontezza operativa ed il funzionamento dei propri “asset” strategici. Naturalmente, i missili vengono lanciati privi di testate.

Solitamente, i test riguardano uno o due missili. Ma in caso di guerra, un singolo SSBN sarebbe capace di lanciare tutti i suoi SLBM? Per il sottomarino si tratterebbe di un “dimagrimento” di centinaia di tonnellate in pochissimi minuti, non una cosa da poco. Teoricamente si, almeno secondo i calcoli dei progettisti. Ma in pratica?

I sovietici cercarono di rispondere a questa domanda già negli anni sessanta.

Il 20 dicembre 1969, infatti, il K-140, un battello della classe Yankee II lanciò ben otto missili R-31 (SS-N-17 Snipe) in due salve ravvicinate da quattro (sui 12 complessivi imbarcati sul sottomarino). L’operazione ebbe successo.

K-140 - Classe Yankee II
Il K-140 in navigazione, fotografato nel 1987. Il 20 dicembre 1969 questo sottomarino lanciò ben otto missili. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: US Navy. US Public Domain

Operazione Behemoth-1

La tecnologia va avanti, e gli SSBN della marina sovietica (VMF) erano sempre più grossi e con un numero di missili sempre maggiore. Alla fine degli anni ottanta, la spina dorsale della flotta subacquea strategica era costituita dai grandi Delta, disponibili in varie versioni. Quindi, gli ammiragli decisero di effettuare un lancio multiplo utilizzando un battello della classe Delta IV della Flotta del Nord e lo chiamarono Operazione Behemoth.

Il 5 dicembre 1989, il K-84 Ekaterinburg provò a lanciare i suoi 16 R-29RM in immersione ed in un solo “colpo”: era la prima volta che veniva tentata un’operazione del genere, e le cose andarono storte. Una perdita di carburante da uno dei missili provocò un principio di incendio, con conseguente esplosione. Il test ovviamente fu subito sospeso e l’incendio messo sotto controllo. I danni non furono gravi, tanto che l’anno dopo il sottomarino era già tornato in servizio.

K-114 Tula - Classe Delta IV
Il K-114 Tula, un altro Delta IV. Notare la sovrastruttura dietro alla falsatorre con i missili. Fonte: Wikimedia Commons. Autore: Mil.ru. CC BY 4.0

Operazione Behemoth-2

La marina sovietica non intendeva rinunciare, e quindi programmò un secondo test, sempre con un Delta IV. Stavolta, il prescelto fu il K-407 Novomoskovsk. Tanto per non sbagliarsi, il test fu chiamato Operazione Behemoth-2

6 agosto 1991, ore 21:07. Il sottomarino, in immersione, sparò tutti i suoi SLBM a bordo: i 16 missili furono lanciati con un intervallo di 5-7 secondi l’uno dall’altro, per un totale di 3 minuti e 44 secondi. In questo lasso di tempo, l’SSBN “dimagrì” di 650 tonnellate. I 16 R-29RM funzionarono perfettamente.

Tuttavia, solo il primo e l’ultimo erano dei “veri” R-29RM, mentre gli altri 14 erano dei simulacri identici in tutto e per tutto quanto a dimensioni e peso, ma solo con il “sistema di partenza” funzionante (probabilmente solo il primo stadio del missile).

I due missili R-29RM reali colpirono il loro bersaglio in Kamchatka, mentre gli altri, dopo aver verificato la correttezza di tutti i parametri, si schiantarono prima o furono fatti esplodere in volo.

Praticamente, si trattò di un’esercitazione con l’equipaggio in assetto da combattimento, che simulò in tutto e per tutto una rappresaglia nucleare in caso di guerra.

Ad oggi, questo è ancora il più numeroso lancio multiplo mai effettuato (il “record” statunitense è 4 Trident), e dimostrò che era possibile lanciare in sicurezza l’intero “carico” di un SSBN in immersione.

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