Classe Marconi: storia dell’unico sottomarino nucleare italiano

ALTRO NOME: Classe Guglielmo Marconi
TIPOLOGIA: sottomarino nucleare da attacco
ANNI DI SERVIZIO: programma cancellato nel 1966
ESEMPLARI COSTRUITI: nessuno
PAESE: Italia

La classe Marconi (o classe Guglielmo Marconi) è il nome con cui è conosciuto l’unico progetto relativo a sottomarini nucleari mai portato avanti in Italia. Ebbene si: a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, la Marina Militare Italiana rischiò di entrare nel ristretto “club” dei paesi con sottomarini atomici.

Il progetto fu il risultato dell’iniziativa dell’allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti, che per motivi più che altro politici decise di avviare lo sviluppo di una classe di battelli atomici subacquei. Numericamente niente di che: appena un paio di unità. La marina, tuttavia, non fu mai troppo convinta della cosa, per tutta una serie di ragioni tecniche, operative ed economiche.

Per realizzare la classe Marconi sarebbe stata indispensabile la collaborazione degli Stati Uniti: questi inizialmente sembrarono favorevoli, ma successivamente alcune valutazioni (soprattutto politiche) spinsero i nordamericani a negare ogni supporto.

Il programma venne definitivamente interrotto nel 1966. Ad oggi, è stato l’unico tentativo fatto dall’Italia per dotarsi di sottomarini nucleari.

Storia

Non è chiaro quando la marina italiana decise ufficialmente di dotarsi di un sottomarino nucleare. Il Paese venne a conoscenza della cosa il 3 luglio 1959, quando il neoministro della Difesa Giulio Andreotti accennò ad un battello atomico subacqueo di concezione nazionale. Tuttavia, i lavori erano già in corso da almeno un paio d’anni: basti pensare, infatti, che il primo esemplare della classe, il Guglielmo Marconi, venne impostato nel giugno 1957. Inoltre, lo sviluppo di alcuni apparati di bordo era già stato avviato da tempo. Insomma, nel 1959 Andreotti in effetti si limitò ad ufficializzare la cosa (e gli indispensabili finanziamenti), ma probabilmente il programma vero e proprio fu avviato intorno alla metà degli anni cinquanta, quando lo USS Nautilus entrò in servizio con la US Navy.

L’Italia, tuttavia, non era in condizione di sviluppare autonomamente una tecnologia simile: infatti, era indispensabile l’aiuto americano, che per una serie di ragioni politiche non arrivò. Ne abbiamo parlato nell’introduzione ed eviteremo ripetizioni, comunque dopo il 1966 il programma relativo al sottomarino atomico nazionale venne definitivamente interrotto.

Tuttavia, occorre dire che la marina ebbe da subito diversi dubbi sull’opportunità di realizzare un sistema d’arma del genere. Non è che gli ammiragli non fossero ambiziosi, anzi. Ma i problemi sarebbero stati parecchi.

  • Soldi. Il programma del sottomarino nucleare nazionale costava uno sproposito: 30 miliardi di lire del 1959. Una cifra folle, e completamente insostenibile per lo scarso budget delle forze armate italiane. Senza contare poi i costi per tenere operative le due unità. Insomma, da un punto di vista economico, la marina riteneva (a ragione) che i sottomarini nucleari fossero oltre le capacità italiane.
  • Basso numero di unità. Due esemplari: ecco quanti sarebbero stati i battelli della classe Marconi. Certo, probabilmente sarebbero stati troppi anche per le risorse finanziarie disponibili, ma sarebbe valsa la pena mettere su un programma di queste dimensioni per avere una manciata di sottomarini?
  • Impiego operativo. Escludendo le ambizioni politiche nazionali, i vertici della marina non avevano le idee molto chiare su come impiegare unità del genere. Detto in altri termini: la Marina Militare Italiana aveva altre esigenze e priorità, ed i sottomarini nucleari non rientravano tra queste.
  • Logistica. I sottomarini nucleari richiedono una serie di infrastrutture specifiche, che in Italia erano completamente assenti. In pratica, tutto doveva essere creato da zero.

La fine del programma, nel 1966, probabilmente venne considerata dai vertici della marina come inevitabile.

Nonostante questo, come detto precedentemente, la costruzione del Guglielmo Marconi (S-521) era già iniziata: nel 1957, ai Cantieri Navali di Taranto venne costruito il primo “anello di scafo” del sottomarino. Si trattava della Costruzione n.170, e rimase l’unico componente di un sottomarino nucleare mai realizzato in Italia.

Il secondo esemplare non solo non fu mai nemmeno impostato, ma non venne neppure deciso il nome. Ci furono parecchie proposte (Galileo Galilei, Alessandro Volta, Archimede, Leonardo da Vinci, Enrico Fermi) ma una decisione finale non venne mai presa.

Descrizione tecnica

Ma quali sarebbero state le caratteristiche tecniche del Guglielmo Marconi? Il progetto preliminare prevedeva un battello a scafo singolo di 83 metri, per un dislocamento in immersione di 3.400 tonnellate. Dal punto di vista progettuale, l’influenza americana era stata notevole. Prima di tutto, il Marconi avrebbe ripreso una serie di soluzioni sperimentate dalla marina statunitense sullo USS Albacore, un battello convenzionale sperimentale che era stato ampiamente utilizzato per prove e valutazioni di ogni tipo a partire dai primi anni cinquanta (e di cui evidentemente la marina italiana era venuta a conoscenza). Quindi, il risultato finale sarebbe stato abbastanza simile alla classe Skipjack, il cui progetto era basato, appunto, sull’Albacore: un sottomarino piuttosto veloce in immersione e molto manovrabile.

La propulsione fu il vero problema, uno di quelli che in pratica portarono alla cancellazione del programma. Da progetto, il Marconi avrebbe dovuto essere equipaggiato con un reattore nucleare ad acqua pressurizzata da 30 MW, realizzato dalla CAMEN ed ampiamente derivato dal S5W di costruzione Westinghouse (montato sullo Skipjack). Per la cronaca, questo reattore costituì una sorta di standard per la US Navy per una ventina d’anni, e venne utilizzato anche dalla Royal Navy britannica.

Secondo i tecnici, questo reattore avrebbe consentito velocità in immersione di circa 30 nodi, con un tempo di funzionamento complessivo nell’ordine delle 12.000 ore.

Senza l’assistenza americana, tuttavia, realizzare il reattore divenne un’impresa quasi impossibile. Altro problema insormontabile fu il rifornimento di uranio arricchito per farlo funzionare.

L’armamento, da progetto, avrebbe dovuto essere costituito da sei tubi lanciasiluri da 533 mm, sistemati in due file orizzontali parallele, con trenta torpedini complessive a disposizione.

Insomma, alla fine il risultato sarebbe stato un sottomarino nucleare da attacco relativamente piccolo e veloce, di “scuola” americana e con un armamento in siluri più o meno adeguato ai “numeri” del periodo (a seconda dei modelli, si trovavano da sei a otto tubi).

Classe Marconi

Unico progetto che arrivò effettivamente in cantiere.

  • Lunghezza: 83 metri
  • Larghezza: 9,55 metri
  • Pescaggio: ?
  • Dislocamento in emersione: 2.300 tonnellate
  • Dislocamento in immersione: 3.400 tonnellate
  • Propulsione: 1 reattore nucleare CAMEN da 30 MW, 1 x 15.000 hp, un’elica
  • Velocità: 30 in immersione
  • Profondità operativa: ?
  • Profondità massima: ?
  • Equipaggio: ?
  • Autonomia: ?
  • Armamento: 6 tubi lanciasiluri da 533 mm

Classe Marconi SSBN

Vagando per il web, si possono trovare anche i disegni di una versione del Marconi con pozzi di lancio per missili balistici. Non è chiaro quando e come questa variante fu sviluppata e se ebbe un qualche seguito, comunque sicuramente non era l’unico battello impostato. Alcuni ritengono che si trattasse del famoso “secondo esemplare”, ma la cosa sarebbe abbastanza improbabile: una flotta atomica subacquea composta da un SSN ed un SSBN avrebbe avuto veramente poco senso. Più probabilmente, si trattò di un’ipotesi progettuale, un’eventuale evoluzione se il progetto del Marconi avesse visto la luce. Esteticamente, questo sottomarino si presenta come un Marconi allungato.

La cosa si presta ad un parallelismo piuttosto interessante: come la classe George Washington (il primo SSBN americano) fu il risultato di un “allungamento” della classe Skipjack, così il “Marconi SSBN” non sarebbe stato altro che un Marconi allungato. E, come detto sopra, il sottomarino nucleare italiano era fortemente ispirato agli Skipjack.

Esemplari costruiti

Guglielmo Marconi
(S-521)

Cantiere: Cantieri Navali di Taranto
Impostazione: 16/06/1957
Varo:
Ingresso in servizio: mai completato
Status: programma cancellato nel 1966
Note:

Collegamenti esterni