I sottomarini nucleari in Argentina: storia di un sogno e del suo fallimento

Solitamente, sentire nella stessa frase le parole “Argentina” e “sottomarino nucleare” può sembrare abbastanza strano. E per certi versi lo è: il Paese sudamericano, infatti, non è famoso nel mondo per le sue costruzioni navali, tantomeno per le sue realizzazioni nel campo delle tecnologie nucleari.

Invece, l’Argentina è un Paese che riserva parecchie sorprese: tra queste, quella di aver portato avanti un programma per la costruzione di sottomarini atomici. Un programma, va detto, che ha subìto ritardi enormi e che può essere considerato sostanzialmente “morto”, viste le catastrofiche condizioni economiche argentine. Nonostante questo, ogni tanto si torna a parlarne, non si sa con quanta convinzione.

E visto che ne parlano in Argentina, qualche parola ce la spenderemo pure noi su questo sito.

Storia

La rivalità con il Brasile

L’idea di costruire un sottomarino nucleare, per il Governo argentino, risale probabilmente alla fine degli anni settanta, e deve essere inserita nell’ambito della secolare rivalità geopolitica con il vicino Brasile. In quel periodo, infatti, i due colossi sudamericani (tanto per cambiare) erano impegnati in una specie di corsa per gli armamenti. Lo scopo era sempre lo stesso: aumentare la propria influenza su quella parte di continente americano. La cosa non deve affatto stupire: questa “lotta” risale al diciannovesimo secolo, ed ha portato con i decenni a situazioni abbastanza clamorose. Particolarmente famosa è la cosiddetta “corsa alle corazzate” del Sudamerica, quando i due Paesi (con il Cile a fare da terzo incomodo) si sfidarono mettendo in servizio navi da battaglia sempre più grandi e potenti, rovinando di fatto la loro economia.

Una storia interessante, ambientata negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, ma che ci porterebbe parecchio fuori tema (link alla Wikipedia inglese sull’argomento, per chi fosse curioso di approfondire).

Uno dei simboli della rivalità navale tra Argentina e Brasile, la corazzata monocalibro Moreno. La “corsa alle corazzate” prese il via in seguito all’acquisto di un paio di queste navi da parte della marina brasiliana, ma presto la situazione sfuggì di mano. I due giganti sudamericani iniziarono ad ordinare unità sempre più grosse e costose, che erano insostenibili per le loro economie. La Moreno entrò in servizio nel 1915, ma già dall’anno precedente il Governo stava cercando di venderla ad un altro Paese. Alla fine, in seguito a pressioni politiche, la nave rimase in mani argentine. Immagine tratta da Wikimedia Commons

Nel corso degli anni, la situazione non migliorò affatto. Anzi.

Negli anni settanta, la situazione era abbastanza complicata. In quel periodo, infatti, i due giganti sudamericani erano guidati da dittature militari (o giunte, chiamatele come volete), fautrici di politiche fortemente nazionaliste: in un clima del genere, una corsa agli armamenti era abbastanza scontata.

Alla fine degli anni settanta, quindi, l’Argentina annunciò che avrebbe intrapreso un programma di costruzioni subacquee. Programma, va detto, molto ambizioso, ed incentrato su un sottomarino convenzionale progettato in Germania: il TR-1700.

La classe TR-1700

L’Argentina, con la classe TR-1700 (anche classe Santa Cruz, meno diffuso), puntò veramente in alto. Progettati in Germania appositamente per la marina argentina (ARA –  Armada de la República Argentina), erano decisamente avanzati per l’epoca: grandi, veloci, poco individuabili, in una parola molto ambiziosi. La stessa Germania, per la cronaca, non possedeva nulla di simile. Ovviamente, a sud dell’Equatore, non esisteva niente di minimamente paragonabile.

Il programma iniziale prevedeva la realizzazione di ben sei battelli: i primi due costruiti in Germania, gli altri direttamente in Argentina. In questo modo, il Paese sudamericano avrebbe compiuto un balzo tecnologico notevole: i TR-1700 erano molto complessi, e realizzarli non era facile (più che altro, servivano una serie di tecnologie ed impianti specifici, che all’epoca gli argentini non avevano e che dovevano essere realizzati praticamente da zero). In compenso, avrebbe acquisito una serie di competenze uniche per quella parte di mondo.

Gli argentini, va detto, non erano proprio dei novellini nell’ambito dei sottomarini. Infatti, il Paese sudamericano ne aveva già avuti diversi, gli ultimi due costruiti in Germania (due Tipo 209) ma assemblati al cantiere navale Tandanor. Il programma dei TR-1700, però, era molto più ambizioso.

Ma come sono fatti questi TR-1700? Molto in breve, si tratta di battelli convenzionali da 67 metri, con un dislocamento di 2.140 tonnellate in emersione e 2.300 in immersione, con struttura a singolo scafo. Spinti da quattro motori diesel e da uno elettrico, possono raggiungere i 15 nodi in emersione ed i 25 in immersione, con circa 30 giorni di autonomia. Completano il quadro sei tubi lanciasiluri da 533 mm. La costruzione sarebbe dovuta avvenire presso il cantiere navale statale Domeq Garcia.

Sottomarini argentini in navigazione
Tre sottomarini convenzionali operativi con la marina argentina. I primi due sono i TR-1700 ARA Santa Cruz (S-41) ed ARA San Juan (S-42), mentre il terzo è il più vecchio ARA Salta (S-31). Immagine tratta da Wikimedia Commons

E il reattore?

I TR-1700 sono battelli a propulsione diesel-elettrica, cosa c’entrano i sottomarini nucleari?

La questione è piuttosto semplice: gli argentini erano intenzionati ad installare un reattore nucleare sui TR-1700.

Il Paese sudamericano, infatti, aveva progettato un reattore ad acqua pressurizzata molto compatto, chiamato CAREM (acronimo per Central Argentina de Elementos Modulares), di potenza compresa tra 25 e 30 MW. Il CAREM venne presentato nel 1984, ma lo sviluppo venne successivamente interrotto per ragioni politiche. Solo nel 2006 è ripreso, e si prevede di avere un modello funzionante dopo il 2020.

Secondo le dichiarazioni dei tecnici, i TR-1700 sarebbero stati compatibili con una versione navale del CAREM, che quindi potrebbe essere installato senza troppi problemi. Almeno così dicono: questi sottomarini infatti nascono come battelli convenzionali…

L’idea, sembra, sarebbe stata quella di montare i reattori sui quattro battelli da costruire in Argentina, e lasciare a propulsione convenzionale quelli realizzati in Germania.

La fine del programma e il “sogno” nucleare

L’Argentina aveva molte buone intenzioni con i sottomarini (convenzionali e nucleari). Ma rimasero solo intenzioni: la sconfitta nella Guerra delle Falkland, la fine della “junta” militare e la crisi economica imposero la fine del programma. Alla fine, solo due battelli vennero consegnati, ovvero quelli di costruzione tedesca. Questi entrarono in servizio con la marina argentina con i nomi di ARA Santa Cruz e ARA San Juan (si, tutte le navi argentine hanno il prefisso ARA davanti. Sta per Armada de la República Argentina). Il primo è in revisione dal 2016, e dovrebbe tornare in servizio nel 2021. Il secondo è affondato con tutto l’equipaggio nel novembre 2017, forse per un cedimento dello scafo.

Per quanto riguarda i quattro esemplari da costruire in Argentina, appena due vennero impostati: ARA Santa Fe ed ARA Santiago Del Estero, mentre ben poco fu realizzato dei restanti. Tutti, comunque, furono cannibalizzati per tenere in servizio i due battelli operativi (le condizioni economiche dell’Argentina continuano ad essere pessime).

TR-1700 in porto
Un esemplare della classe TR-1700 ormeggiato presso la base di Mar del Plata. Immagine tratta da Wikimedia Commons

Oggi i due battelli, a vari livelli di completamento, sono praticamente abbandonati in un capannone. Quello messo meglio è il Santa Fe, completo al 70%.

Proprio sul Santa Fe si concentrano le “speranze” di realizzare un sottomarino nucleare nazionale. A dire la verità, si parla genericamente di completare uno o più scafi dei TR-1700 abbandonati e di installarci sopra un reattore CAREM navalizzato. Tuttavia, il più “papabile” dei due è inevitabilmente il Santa Fe, che si spera di mettere in mare per il 2025.

I problemi

Realizzare dei sottomarini nucleari, per l’Argentina, è però molto difficile. I problemi, infatti, ci sono e non sono pochi.

  • Prima di tutto, i soldi. L’Argentina purtroppo se la passa veramente male, e la sua marina non sta messa meglio: si stima che poco più di un terzo delle navi ufficialmente in servizio sia in grado di navigare. I sottomarini nucleari poi sono molto costosi, sia da realizzare sia da mantenere.
  • Poi c’è un discorso più tecnico. I TR-1700 incompleti sono praticamente abbandonati dai primi anni novanta, e non è che siano messi proprio bene. Inoltre, gli stessi tecnici che ne hanno curato la costruzione, all’epoca, sono per la gran parte in pensione oppure morti per evidenti motivi anagrafici.
  • Ci sono poi sempre i dubbi sulla fattibilità di installare un reattore nucleare a bordo di un sottomarino progettato per essere convenzionale. Cosa importante: il progetto del CAREM navale sembrerebbe essere indipendente dal sottomarino, visto che si parla di un suo utilizzo anche sulle navi di superficie.

Insomma, le difficoltà sono decisamente numerose, e la data del 2025 appare molto irrealistica (eufemismo). Ovviamente, nessuno ha la sfera di cristallo, quindi è impossibile prevedere se l’Argentina riuscirà a realizzare o no un sottomarino nucleare. Quello che si può dire con certezza, però, è che dovrà faticare parecchio per raggiungere questo obiettivo.

E spendere di conseguenza.

La risposta brasiliana

Abbiamo esaminato il programma subacqueo argentino, e visto come praticamente si esaurì per motivi economici. Ma il Brasile? Come reagì l’altro gigante sudamericano?

Ovviamente, anche i brasiliani furono costretti a portare avanti un programma simile: del resto, l’equilibrio navale nell’Atlantico meridionale sarebbe stato completamente stravolto, ed una simile minaccia da parte dell’Argentina non poteva restare senza risposta. Ma il Brasile si regolò diversamente: certo, ordinò dei sottomarini dalla Germania, ma erano meno complessi e sicuramente più facili da costruire. Quindi, quando la crisi economica colpì il Paese negli anni ottanta, il programma poté andare avanti, consentendo ai brasiliani di realizzare in casa i loro primi battelli subacquei. In questo modo, il Brasile è riuscito ad acquisire le tecnologie e l’esperienza indispensabile per svolgere queste lavorazioni. Il punto di arrivo è stato nel 2018, quando la marina brasiliana ha impostato in un cantiere nazionale il suo primo sottomarino nucleare, un SSN chiamato Álvaro Alberto sviluppato con la collaborazione francese.

In altre parole, scegliendo una politica dei “piccoli passi” (partire con battelli più semplici invece di modelli troppo sofisticati, ed acquisire competenze più lentamente), il Brasile sta riuscendo ad arrivare dove l’Argentina ha fallito.

Organizzazione

La marina argentina (Armada de la República Argentina) è organizzata in una serie di comandi.

  • Comando de la Flota de Mar: navi di superficie, con quartier generale presso la base navale di Puerto Belgrano, a circa 500 km da Buenos Aires.
  • Comando de la Fuerza de Submarinos: sottomarini, quartier generale presso la base navale del Mar del Plata (provincia di Buenos Aires).
  • Comando de Aviación Naval: aviazione navale, con quartier generale presso la base navale di Puerto Belgrano.
  • Comando de Infantería de Marina: fanteria di marina, ovvero i “marines”. anche in questo caso il quartier generale è a Puerto Belgrano
Base di Puerto Belgrano 1943
Vista aerea della base di Puerto Belgrano, la più importante della marina argentina. La foto è del 1943. Immagine tratta da Wikimedia Commons

Classificazione dei sottomarini argentini

Tutte le navi in circolazione sono organizzate in “classi”. Cos’è una classe navale? In breve, si tratta di una serie di navi che hanno progetto e caratteristiche comuni. In altri termini: io progetto una nave e poi ne faccio quattro uguali (o quasi), basandomi su quel progetto.

Per quanto riguarda i nomi delle classi, ogni Paese ha regole sue, ma in Occidente (di solito) la classe prende il nome dalla prima unità della quale è stata approvata la costruzione, la cosiddetta “capoclasse” (che normalmente è anche la prima unità costruita).

L’Argentina non fa eccezione. L’unica classe di cui ci stiamo occupando, la TR-1700, è conosciuta anche come classe Santa Cruz, anche se il nome è poco diffuso.

In questo caso, non abbiamo sottomarini nucleari, quindi bisognerà parlare di quelli convenzionali. Per quanto riguarda i nomi, tute le navi della marina argentina hanno il nome preceduto da un prefisso di tre lettere, ARA acronimo per Armada de la República Argentina. I sottomarini, invece, portano tutti il nome di provincie argentine con il nome che inizia per S. Gli stessi sottomarini, oltre al nome, hanno anche il distintivo ottico, ovvero una sigla alfanumerica per l’identificazione delle unità: ad esempio, ARA Santa Cruz (S-41) ed ARA San Juan (S-42).

La costruzione dei sottomarini in Argentina

L’Argentina non ha mai avuto sottomarini nucleari, e viste le sue attuali condizioni economiche sarà difficile che riesca ad averne a breve. In realtà, ad oggi non ha mai nemmeno realizzato da sola un sottomarino! Le uniche attività di questo tipo hanno riguardato l’assemblaggio a Tandanor di componenti fabbricati in Germania e spediti in Sudamerica (i già citati Tipo 209).

Le attività di costruzione vera e propria sarebbero dovute iniziare con i TR-1700 presso il cantiere navale Domeq Garcia, uno stabilimento specializzato manutenzione di in sottomarini realizzato dalla Tyssen tedesca. Questo cantiere è stato chiuso nel 1994, e ad oggi i due battelli in costruzione sono ancora (abbandonati) all’interno di un capannone di proprietà del CINAR (un ente statale argentino che si occupa di cantieristica e riparazione di unità navali. Il Tandanor fa parte del CINAR). Per la cronaca, a causa della perdita di competenze, la marina argentina è stata costretta ad inviare i propri battelli subacquei a fare manutenzione in Brasile.

Verosimilmente, e se la situazione della cantieristica argentina rimanesse quella di oggi, tutti i futuri sottomarini del paese sudamericano (convenzionali ed, eventualmente, nucleari) verranno realizzati, o assemblati, al cantiere Tandanor, sotto la responsabilità del CINAR.

Collegamenti esterni